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Scacco ai bulli in tre mosse

Prima regola: ascoltare. Le paure dei più piccoli non vanno sottovalutate

 
 
Il termine bullismo è un adattamento italiano della parola inglese "bullying", che indica ben definiti comportamenti di prevaricazione tra bambini ed adolescenti, agiti in modo prolungato da una singola persona o da un gruppo nei confronti di una o più vittime. I tre fattori che permettono di discriminare il bullismo da altre forme di aggressività tra bambini e adolescenti sono:

L'intenzionalità. Il bullismo è un comportamento proattivo, il bullo cioè, agisce con l'intenzione e lo scopo preciso di offendere e di causare danni e disagi all'altro.

La persistenza nel tempo (sistematicità). Generalmente gli episodi sono ripetuti nel tempo e si verificano con una frequenza piuttosto elevata.


L'asimmetria della relazione (sia fisica che di personalità). Esiste cioè, una diseguaglianza di forza e di potere, per cui uno dei due prevarica sempre e l'altro subisce sempre, senza riuscire a difendersi.

Gli episodi di bullismo possono manifestarsi in modo diretto o indiretto. Il bullismo diretto può essere agito in forme sia fisiche sia verbali: il bullismo diretto fisico consiste nel picchiare, appropriarsi o danneggiare gli oggetti altrui; il bullismo diretto verbale consiste nel minacciare, insultare, offendere, deridere.

Il bullismo indiretto è meno evidente ma ugualmente dannoso per la vittima. Esempi di bullismo indiretto sono l'esclusione dal gruppo, l'isolamento, la diffusione di calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia.

La caratteristica più evidente del comportamento da bullo è chiaramente l'aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso anche verso genitori e insegnanti. I bulli si mostrano spesso impulsivi, presentano bassa tolleranza alle frustrazioni, manifestano difficoltà ad accettare le regole sociali. L'atteggiamento aggressivo di questi ragazzi sembra essere correlato con lo sviluppo nelle età successive di comportamenti anti-sociali, abuso da alcool e da sostanze.

La vittima presenta generalmente una scarsa autostima e un'opinione negativa di sé. Spesso si tratta di bambini ansiosi e insicuri, sensibili e calmi. Solitamente le vittime vivono a scuola una condizione di solitudine e di isolamento.

Manifestano preoccupazioni rispetto al loro corpo: hanno paura di farsi male, presentano difficoltà in attività di gioco e sportive. Si è constatato che sia la condizione di vittima sia quella di bullo appaiono legate a difficoltà nel riconoscimento delle emozioni. Per le vittime si evidenziano deficit nel riconoscimento di specifici segnali emotivi, in particolare relativi alla rabbia. Da un lato tali difficoltà potrebbero impedire al bambino di riconoscere l'altro come potenziale aggressore e, conseguentemente, di difendersi. Dall'altro, l'incapacità di leggere tale emozione potrebbe favorire l'utilizzo di modalità che finiscono con il provocare ulteriormente la rabbia dell'altro.

Per i bulli si riscontra una generale immaturità nel riconoscimento delle emozioni, soprattutto per quanto riguarda la felicità. Entrambi risultano privi di una competenza fondamentale che è quella che permette di cogliere i segnali emotivi che provengono dagli altri.

Vi sono alcuni comportamenti che possono ritenersi segnali di allarme per i familiari di bambini vittime di episodi di bullismo: in particolare il rifiuto immotivato della scuola, la sparizione frequente di materiale scolastico personale, il ritrovamento di abiti sporcati o danneggiati, segni di violenza fisica, il rifiuto di raccontare che cosa avviene a scuola, il calo improvviso del rendimento scolastico, i disturbi del sonno e dell'alimentazione.

Per i genitori è essenziale ascoltare il figlio, mostrando di prendere seriamente in considerazione i suoi sentimenti e le sue paure; spiegare al figlio che chiedere aiuto non è una forma di debolezza ma un diritto; essere presenti nella vita dei ragazzi non in termini di controllo ma di comunicazione; favorire la socializzazione; consultare uno specialista per aiutare il figlio. È fondamentale inoltre che la scuola attui un programma anti-bullismo, attraverso una politica comunicativa e pro-sociale e non solo punitiva.
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