In genere quando in Italia si parla di Omeopatia lo si fa sempre in maniera negativa, o meglio, tra le tante voci che si levano, a prevalere sono sempre quelle dei detrattori e quasi mai quelle dei sostenitori.
Tutto questo può avere un senso quando il dibattito resta nei confini della scienza, perchè la scienza si nutre del dubbio, e certe perplessità da parte di alcuni farmacologi possono anche apparire comprensibili anche se anacronistiche alla luce della documentazione scientifica e clinica che l'omeopatia oggi è in grado di produrre. Rimane invece del tutto incomprensibile quando il dibattito, le critiche, le resistenze si attestano su un piano puramente giuridico e di interpretazione delle leggi. Oltre tre anni fa il nostro Paese ha recepito, attraverso un Decreto Legislativo (219/2006) una Direttiva Europea che sancisce giuridicamente lo status di "farmaco" del prodotto omeopatico.
Lo scopo di questa norma, tra l'altro recepita da tutti i Paesi della Comunità Europea, è quello di armonizzare il mercato e dare regole certe relative alla registrazione e commercializzazione dei farmaci omeopatici.
Ad oggi siamo ancora molto lontani dall'attuazione di questa norma da parte del nostro Paese con grave danno all'immagine dell'Italia, ed al comparto produttivo che, nonostante la crisi economica in atto, cresce annualmente del 3% circa e rappresenta il terzo mercato in Europa dopo Francia e Germania. Attuare nel più breve tempo possibile quanto ci viene chiesto dall'Europa, non solo sarebbe auspicabile da parte dei produttori, che finalmente avrebbero la possibilità di registrare ed immettere sul mercato nuovi ritrovati farmaceutici a beneficio dell'intera collettività, cosa che non avviene dal 1995 per un divieto che proprio la direttiva europea si prefigge di eliminare, ma garantirebbe agli oltre 9 milioni di italiani ed alle migliaia di medici che usano l'omeopatia, il riconoscimento dei propri diritti.
L'appello per una maggiore e più corretta considerazione della disciplina omeopatica viene anche dal nostro Parlamento che attraverso la Commissione Sanità del Senato sta lavorando ad una proposta di Legge che metta ordine all'interno della professione medica e soprattutto stabilisca i parametri legati alla formazione specifica del medico.