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Polmonite e vaccinazione: come guarire e prevenire
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Il lato debole del respiro: polmonite e vaccinazione

Dopo stagionale e suina ecco un altro rischio la polmonite

 
 
Stiamo assistendo al dilagare dell'influenza stagionale e di quella suina. Ma dobbiamo temere anche qualche altra infezione correlata? Fabrizio Pregliasco, infettivo logo dell'Università di Milano, non sembra avere dubbi: "Senz'altro sì: la polmonite, che in molti casi insorge come complicanza dell'influenza. Si calcola, infatti, che tra tutti i casi di polmonite, ben il 70 per cento sia costituito da polmoniti secondarie, cioè da infiammazioni che insorgono come conseguenza di un'altra infezione. Nell'ambito delle polmoniti secondarie nel 95 per cento dei casi responsabile di quest'infezione primaria è lo pneumococco, batterio molto difficile da 'combattere' perché resistente agli antibiotici. Ma è possibile vincere la guerra grazie al vaccino. Esistono 3 vaccini contro lo pneumococco, 2 già disponibili ed uno in arrivo, ma soltanto uno fra i due ad oggi presenti sul mercato è in grado di prevenire la polmonite, il 7valente". Si attende, infatti, per i primi mesi del 2010 un nuovo vaccino antipneumococcico coniugato 13-valente, perfezionamento del 7valente. In particolare questo nuovo vaccino potrà essere utilizzato, non più solo per i bambini, ma anche per gli anziani.


Lo Streptococcus pneumoniae. E' un batterio molto diffuso in natura, caratterizzato da oltre 90 sierotipi diversi, di cui 13 in particolare sono responsabili del maggior numero di infezioni nell'infanzia. Ospite di naso e gola di tutti noi, il più delle volte senza conseguenze né sintomi, si può trasmettere da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie, con periodo di incubazione in genere breve (da 1 a 3 giorni). Oltre a colonizzare il naso-faringe, tale patogeno può inoltre causare importanti patologie, invasive e non, caratterizzate da alta mortalità e morbilità, quali meningiti, sepsi, polmoniti ed otiti, soprattutto fra i bambini e gli anziani. A ciò si aggiunga l'importante aumento della resistenza agli antibiotici di alcuni ceppi di questo patogeno e, di conseguenza, i sempre più frequenti fallimenti di terapie antibiotiche associati a persistenza ed incremento di alti tassi di morbilità e mortalità. Fra le infezioni causate dallo pneumococco, non è solo la meningite, per quanto grave, il pericolo più allarmante. «L'esperienza dei Paesi europei insegna - aggiunge Paolo Bonanni, ordinario di Igiene dell?università di Firenze — come, oltre alle meningiti, siano le sepsi e le batteriemie occulte in età pediatrica a rappresentare la parte più consistente delle manifestazioni di infezione pneumococcica invasiva (fino al 70% di tutti i casi di malattia invasiva da Streptococcus pneumoniae).

Lo pneumococco, il vero killer del 1918. A uccidere oltre 50 milioni di persone in tutto il mondo durante il periodo della 'Grande influenza' negli anni 1918 e 1919 fu in realtà una 'superinfezione', cioè una malattia respiratoria causata da batteri in grado di attaccare tutta una serie di pazienti già debilitati pesantemente dal virus influenzale. E il batterio indiziato numero uno è lo Streptococcus pneumoniae. E' questa la dirompente conclusione scientifica del professor Keith Klugman della Emory University e del suo team su quale fu la vera causa della più grave forma di pandemia che la storia dell'umanità abbia mai registrato: la maggior parte dei morti si ebbe in realtà per complicanze batteriche, ovvero infezioni che si sovrapposero all'influenza nell'organismo indebolito.
Polmonite
 
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